Presentato alla Berlinale, il nuovo film dei
fratelli Coen è una critica divertita dello showbusiness. Divi idioti,
attrici sbandate, bellocci incapaci, sceneggiatori cospiratori… e Cristo
che sta a guardare
“Abbiamo noi la vostra moviestar. Chi siamo? Il futuro”.Basta questo a scatenare un putiferio nella Hollywood degli anni ’50 descritta dai Coen nella nuova commedia dissacrante Ave, Cesare!, presentata in apertura alla Berlinale.
Protagonista è l’ingegnoso risolvi-problemi Eddie Mannix (sempre bravo, Josh Brolin), responsabile di produzione di Capitol Studios. Tra una confessione e l’altra (il film si apre con un crocifisso come The Hateful Eight, curiosa coincidenza), è lui a badare a tutto: gestire questioni di soldi e di lenzuola, evitare scandali, convincere attori e registi a fare il proprio mestiere e giornaliste dalla lingua biforcuta a non farlo, affrontare riunioni, appuntamenti, beghe legali, produttori.
Divertente realizzare una commedia del genere, prendendo a schiaffi la Hollywood che contava? I fratelli più famosi del cinema dopo i Lumiere sembrano divertirsi parecchio: “Ovviamente non abbiamo potuto vivere quell’epoca e abbiamo giocato a romanzare quella Hollywood lì: il nostro è uno sguardo pieno di affetto per un mondo che non esiste più“.
Pieno di affetto, ma soprattutto di voglia di ridere sull’industria che ammazza l’arte da una parte, e sul finto professionismo che si prende troppo sul serio dall’altra. Nel mezzo ci sono loro, i fratelli Coen, e il loro cinema strampalato, originale e visivamente accattivante che si fa sempre ben vedere e ben volere.
Anche quando propone interminabili quanto improbabili discussioni teologiche:
“- Dio è anche ciò che non è.
- E chi non è anche ciò che non è?!
- Gesù però è il figlio di Dio.
- No, Dio è scapolo, non ha figli ed è molto arrabbiato.
- No, prima era molto arrabbiato, poi si è calmato…”
Chi ci capisce è bravo, al cinema come – soprattutto – nella vita